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...Il mondo, se esiste, è...il perpetuo calendario di un attimo.
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7/30/2008 A volte il "GENERE UMANO" MI FA VENIR VOGLIA DI VOMITARE!Nulla da aggiungere!
Articolo tratto da:
Morire dove gli altri si divertono, a 18 anni. Questa è la tragedia che ha travolto l'impero di Gardaland, il conosciutissimo parco divertimenti vicino a Verona, da ieri sotto i riflettori per l'ennesimo incidente sul lavoro. Perchè Alessandro Fasoli era un giovane dipendente stagionale ed è stato travolto dal trenino che fa il giro del parco divertimenti di Castelnuovo del Garda. "Era un ragazzo d’oro ed era felicissimo dell’impiego che aveva", ha commentato lo zio Giuseppe Fasoli a Repubblica.it, distrutto dal dolore. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, si sarebbe chinato per raccogliere una carta ma non si è accorto del sopraggiungere della monorotaia ed è stato travolto e ucciso. Con quel contratto da precario, spiega, Alessandro aiutava la madre Orlandina, pensionata e vedova. Una disgrazia che non è bastata a fare fermare le giostre, che i turisti hanno continuato ad affollare per tutta la giornata. E' stata aperta un'inchiesta perchè comunque permangono dei dubbi sulla dinamica dell'incidente: non è ancora chiaro perché il giovane fosse in un posto non solo vietato al pubblico, ma anche al personale. Si parla di qualcosa lungo il percorso che Alessandro avrebbe voluto rimuovere avventurandosi lungo la via della monorotaia, ma non ci sono testimoni che hanno assistito all’impatto. La procura scaligera ha aperto un fascicolo per accertare le responsabilità. L’ipotesi di reato sarebbe omicidio colposo.
The show must go on. Scandalo per la mancata chiusura del parco che, nonostante la morte del giovane dipendente, è rimasto accessibile ai turisti tutto il giorno. Davanti a questa tragedia c’è stata gente che ha addirittura richiesto il rimborso del biglietto d’ingresso perché l’attrazione era chiusa. "E il motivo lo sapevano", ha riferito Aldo Vigevani, ad di Gardaland, che si giustifica motivando che se avessero chiuso il parco "sarebbe arrivata una valanga di richieste di danni". Ma siamo esseri umani o esseri consumatori? Anche la morte diventa uno spettacolo da consumare, davanti al quale non ci si scandalizza? Meno male che oggi nella struttura è stato dichiarato lutto in tutto il parco: altoparlanti muti, niente feste e animazioni e all’ora della tragedia - poco prima di mezzogiorno - tutte le giostre si fermeranno per 3 minuti di silenzio. Intanto sul sito di Gardaland è stato postato un messaggio di cordoglio per l'accaduto, seguito da moltissimi commenti, soprattutto dei lavoratori, colleghi di Alessandro. 7/17/2008 Avremmo bisogno di questo...
...di tanto in tanto!
3/7/2008 Ciò che mi aspetta staseraIl tè, in particolare il tè verde o ryokucha, è una bevanda diffusissima in Giappone.
Tuttavia, quando si parla di “Cerimonia del tè” o Chanoyu (letteralmente ‘Acqua per il tè’), s’intende qualcosa di diverso dal semplice tè. La cerimonia del tè è simile a un rito religioso e rappresenta una sintesi di aspetti fondamentali della cultura giapponese. Essa semplicemente consiste nell’offrire una tazza di tè verde, molto denso, agli ospiti che conversano e che sono radunati in casa o in un luogo adatto, secondo un rituale preciso e stilizzato. Chi dirige la cerimonia del tè deve aver praticato il sado, la ‘via del tè’. La disciplina,
la spiritualità e l’estetica del sado, nella loro essenzialità, rappresentano una costante ricerca della semplicità e dei rapporti immediati, tipica dello zen. La storia del tè in Giappone
In Giappone, la storia del tè ha quasi 1000 anni. Inizia con il monaco buddista Eisai (1141-1215) che, dopo un periodo trascorso in Cina studiando lo zen, tornò in Giappone portando con sé le piantine del tè che cominciò a coltivare nel giardino del monastero, convinto delle sue proprietà officinali. La cerimonia del tè, dunque, è nata sotto l’influenza del buddismo zen, e fu solo in un momento successivo che si diffuse come forma di intrattenimento, sia per gli ospiti del monastero che per gli stessi monaci. Da momento di intrattenimento, l’utilizzo della bevanda si trasformò presto in culto del tè,
in cha-no-yu, e, avvicinandosi sempre più ad una forma di espressione artistica, cominciò a distaccarsi dall’ambiente esclusivamente monastico per diffondersi nella nuova classe dei mercanti e, tra il 14° e il 16° secolo, anche tra i samurai. Questi ultimi venivano educati alla cerimonia del tè con la stessa serietà e il medesimo impegno con cui venivano educati alle arti marziali. Il significato profondo della cerimonia del tè, tuttavia, si ritrova all’interno del buddismo
zen dove viene a rappresentare il legame tra la vita e l’arte, tra il sacro e il profano. La filosofia zen afferma che in qualsiasi attività, anche la più piccola e insignificante – ad esempio, tagliare l’erba, preparare da bere, sedersi, camminare… - sono necessarie concentrazione, applicazione, purificazione, devozione… Di solito, anche oggi, prima di imparare a preparare il tè, bisogna apprendere il modo più bello e naturale di camminare, di sedersi, di inchinarsi. Per esempio, si deve camminare strisciando leggermente i piedi e guardando due o tre passi avanti, con la schiena ben eretta. Quando ci si deve alzare, tenendo appoggiate le mani sulle ginocchia, si sollevano i talloni a piedi uniti e lentamente ci si alza conservando la schiena diritta. Ogni singolo movimento della cerimonia del tè ha, così, una sua importanza particolare.
Anche gli oggetti utilizzati nella cerimonia devono essere scelti con la massima cura. In collegamento con questa cerimonia, sono state utilizzate, e ulteriormente sviluppate, molte forme di espressione artistica, dall’architettura alla calligrafia, dalla pittura alla ceramica, creando una sintesi artistica unica. La casa da tè, generalmente, è una specie di piccola capanna di gusto rustico. Gli ospiti
vi entrano lentamente e occupano una stuoia (tatami) sedendosi in posizione seiza, sui talloni con il busto eretto. Prima di bere il tè, ci si ferma ad ammirare il kakejiku, una pittura o scritta su carta appesa alla parete, l’ikebana, una composizione floreale, e le ceramiche messe ben in vista nella casa… La cerimonia del tè è un rito e la casa da tè è come se fosse un tempio.
La cerimonia deve svolgersi in silenzio. E nel silenzio si possono percepire i raggi del sole che filtrano dalle finestre, in autunno ci si accorge delle foglie che cadono nel giardino, si sente bollire l’acqua per il tè. In questo modo, si dimentica il mondo esterno, si medita silenziosamente e si sperimenta una profonda calma interiore. La sala da tè, per le dimensioni e la semplicità che la caratterizzano, crea un’atmosfera di raccoglimento, di sobrietà ed essenzialità. La luce vi filtra appena appena e la spoglia eleganza del locale, basata solo sulle gradazioni del buio, permette all’animo umano di liberarsi dai legami della vita mondana, librandosi verso più alti valori spirituali. La vera realtà della sala è il vuoto che, in quanto tale, permette un’infinità di
interpretazioni e libertà di movimento, sia in senso spirituale che fisico. Solo nel vuoto, infatti, possono trovare espressione e realizzazione tante emozioni estetiche e, solo attraverso il vuoto, l’uomo riesce a superare i propri limiti fisici e intellettuali, morali e spirituali. Come si svolge la cerimonia del tè
All’inizio della cerimonia, il maestro prepara il tè, mettendo nella ciotola o tazza del matcha, la polvere di tè verde, sopra cui viene versata acqua calda (l’ideale è a 60°) con l’hishaku – una specie di mestolo -; si mescola quindi con il - chasen – frullino per agitare il tè – fino a formare una bevanda spumosa di color verde chiaro. Come si beve il tè
Il tè va servito in apposite ciotole (chawan), come quelle in ceramica raku, che nella loro semplicità e rusticità ispirano serenità: non sono perfettamente rotonde e il bordo superiore non è liscio, ma ondulato, per offrire una sensazione piacevole quando viene portato alle labbra. Allorché la ciotola viene offerta, va presa con la mano destra e appoggiata lentamente sul
palmo della mano sinistra, tenendola davanti a sé. Si fanno, quindi, due inchini per esprimere riconoscenza e gratitudine: uno nei confronti del maestro e uno per il Buddha. Prima di bere, si prende la ciotola con la mano destra e la si gira verso sinistra, in senso antiorario, finché la parte esterna più bella della ciotola è verso l’esterno. A questo punto si sorseggia il tè, facendo percepire il suono del te che viene sorbito. Si pulisce, quindi, la parte su cui si sono appoggiate le labbra con il pollice e l’indice della mano destra. Si gira, quindi, ancora una volta la ciotola verso sinistra, in modo da poter ammirare il lato più bello e si appoggia davanti a se stesso. 2/29/2008 Questa non è mia.......e si "sente"....
Demogorgone
-Fernando Pessoa- Nella strada piena di sole vago ci sono case immobili e gente che cammina.
Una tristezza piena di terrore mi gela. Presento un avvenimento dall’altra parte delle frontiere e dei movimenti. No, no, questo no!
Tutto, salvo sapere cos’è il Mistero! Superficie dell’Universo, oh Palpebre Calate, non vi sollevate mai! Deve essere insopportabile lo sguardo della Verità Finale! Lasciatemi vivere senza sapere niente, e morire senza venire a sapere niente!
La ragione che ci sia essere, che ci siano esseri, che ci sia tutto, deve portare a una follia più grande degli spazi fra le anime e le stelle. No, non la verità! Lasciatemi queste case, questa gente,
proprio così, senza nient’altro, solo queste case e questa gente... Quale alito orribile e freddo mi tocca gli occhi chiusi? Non li voglio aprire per il vivere! Oh Verità, scordati di me! 2/27/2008 PercorsiSalta il sasso tra nuvole d'asfalto
incurante del piede che lo sospinge, raccoglie sangue e polvere di chi prima di lui, varcò il confine l'ignoto. Inutile incastrar calci
tra le giunture di due mondi troppo differenti, a volte è sufficiente spostare lo sguardo.
-Matteo- 2/18/2008 Critica della ragion d'esserePiego ricordi in sottili strati
di lino pregiato e li osservo trasformarsi -come bruchi nei loro bozzoli- nei più tenaci desideri Eterno ritorno di ciò che abbiamo
di ciò che avremo, strada maestra che nel suo vagare delinea cerchi perfetti E non è ciò che abbiamo
quello che più desideriamo?! Inutilità dell'essere
anime insoddisfatte. -Matteo- 2/11/2008 A tutti quelli che...Osservo questo immenso mare di malinconia perchè
non avrò mai occhi abbastanza grandi per tutto questo
SOLE
-Matteo- 10/1/2007 Introspezione del futuroAltari di alabastro innalzano
mondi intrappolati nell'ambra
cinta d'oro e di passato lucente;
brillano soli che non hanno
ragion d'essere se non il
riflesso della prima rugiada
al mattino...
e ti chiedi il perchè di
tutto questo caos...
...per una lacrima?!
-Matteo- 7/16/2007 riflessioni...Disegno un cerchio intorno a me...
senza capire se
allontana ciò che non voglio
o racchiude ciò che non vorrei
lasciare...
...o forse è solo un modo
per non dimenticare
-Matteo- 1/19/2007 dire...fare...che dire...che fare......lontani miraggi di sereno
essere
cancellano pensieri di
viaggi impossibili
trasformando realtà di parole
mai dette, in speranze e lacrime
di una rabbia lontana...
Nessun viaggio se non l'AMORE (il più bello)
e nessun dolore se non l'assoluta impossibilità
di dire, di fare...
...che dire....che fare...
Questa è la parentesi
di un'ora...lunga una vita...
e silenzio...silenzio del mondo...
...scusate....
....tutti...
...silenzio del mondo...
...ritornerò...
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